Australia – Il primo lavoro.

E fu così che trovai lavoro.

Dopo una settimana a portar cv senza rsa (gran perdita di tempo).

Dopo un’altra settimana a mandare cv su gumtree per cameriera/hostel.

Dopo un’altra settimana a mandare cv per eventi.

Giovanni mi ha consigliato di dare un occhio ad un gruppo ita-oz chiamato “Il Faro” su Facebook..dove ci sono gli annunci dei ristoranti italiani nella little italy australiana, che cercano camerieri etc.

Ho visto l’annuncio e mi sono soffermata su GOOD PAY. Per me rappresentava la cifra di 20 dollari l’ora (mi han detto che le cameriere qui prendono così – equivale a 14.17 euro + da calcolare le tip – mance..di solito lasciano il 10% o più).

Ho chiamato. Mi ha detto “vieni domani”.

Sono andata. In culonia, ad Haberfield (un’ora in bus da casa). Non mi ha accennato né a contratto, né alla GOOD PAY, né agli shift (turni). Non mi ha chiesto il CV. Né l’RSA. E già la cosa spuzzava.

Dopo due ore (9-11) il cuoco (italiano, lì da 14 anni) fa: “senti maaa resti fino alle 16? Perché, per me ti prendono”. E fu così che il capo mi disse “oggi hai passato la prova  e ti pagherò. Ti chiamo per il prox turno”.

E fu così che mi chiamò e mi disse “ sabato, domenica, lunedì e martedì mi serve un doppio shift” ed io senza pensarci “sisisis, per me va bene” (e chi l’aveva mai fatto? Proviamoci).

E fu così che sabato mi presentai e feci 13 ore, senza pranzo (se non aver rosicchiato un panino e bevuto una Fanta, anche chiamata PANTA, a detta/offertami dal lavapiatti indiano, capitato nella mia stessa sorte) con 1 ora di pausa alle 18 (ero lì dalle 8).

E fu così che domenica feci 7 ore e 30 minuti senza pausa e senza pranzo (se non aver rosicchiato una crosta di pizza lasciata dai clienti).

E fu così che lunedì feci altre 8 ore senza pausa e senza pranzo (se non aver rosicchiato un’altra crosta di pizza lasciata dai clienti).

Sarebbe anche fico avere questo lavoro se non fosse che:

  • per il capo io sono Elena. Io gliel’ho detto in due lingue che mi chiamo Irene, ma lui imperterrito mi chiama Elena. Allora ci ho rinunciato ed ogni volta che dice Elena, mi giro.  “Ciao sono Irene, anche detta Elena”.
  • per la moglie del capo (con un caratterino tutto suo, famoso in tutta Little Italy), io sono “Ehi tu vieni qua” con il cenno. Non sto scherzando.
  • per la fidanzata italiana del figlio dei suddetti, io non ho manco un nome. E’ già tanto se mi saluta.
  • per la figlia 35 enne (che viene li solo a mangiare, bere, babare, dar ordini e giocare sui giochini di facebook) io sono da prendere in considerazione solo se sbaglio qualcosa e quando mi deve dire “vai a casa”. Il grazie ed il ciao sono optional.
  • entrambi i proprietari, fumano all’interno del ristorante. E per me questa è la traggedia.
  • mi pagano 15 dollari l’ora. Che si trova sulla soglia del minimo. Alla faccia del GOOD PAY.
  • non mi danno le tips. Scoperto oggi. Super delusione dopo aver visto svanire sotto i miei occhi i 5 dollari che spettavano a me, dalla figlia. L’espressione potrebbe essere compresa pensando a Robin Hood che con il gruzzoletto di monete d’oro, viene arrestato dalle guardie del Principe Giovanni.
  • mi fanno fare doppio shift, con 1 ora di pausa. – Si può?
  • mi rompono se gli chiedo per un giorno, il cambio shift. – Eh?
  • sono a nero. Sapete bene cosa vuol dire: no ferie, no malattia, no contributi.
  • Vorrei dire un’altra cosa per sentirmi meglio ma credo io non possa farlo.

Volete sapere com’è finita?

E’ finita che il venerdì chiamo per sapere a che ora posso passare a prendere i soldi, sabato. La conversazione è stata questa:

I: Ciao, sono Irene. Ho lavorato questa settimana per te e volevo sapere quando posso venire a prendere la paga, domani.

T: Chi sei? Ma quando hai lavorato?

I: Sono Irene. Ah no si sono Elena ma in realtà sono Irene (giuro).

T: Ah tu sei. Vieni alle 16 e non farmi perdere altro tempo. – e mi buttò giù il telefono –

 

Iniziamo bene..

Il giorno dopo, mi presento alle 16 e mi fa aspettare 10 minuti. Poi guarda i miei orari ma scopre che gli manca il foglio degli orari della scorsa settimana. Mi chiede se ce li ho. Gli mostro il mio bloc-notes. Fa cenno di no.

Chiama la moglie ed in inglese le dice (pensando io non capissi) “è venuta qua quella a chiedere i soldi..hai tu il foglio orari? Mi ha mostrato i suoi orari scritti ma non mi fido. (…) Ah, vieni appena tra mezz’ora? Si beh aspetterà.”

Passano 40 minuti (!!!!).

Arriva la moglie, non mi saluta e mi fa cenno di aspettare (wtf!!!). Passano ancora 10 minuti. Arriva il cameriere che mi fa cenno di andare dalla moglie-padrona.

Mi dà la busta “is all right? And now, fuck off!”

Ma fuck off, too.

MA LA SAGA CONTINUA..

..mica è finita qua! No perchè oggi (una settimana dopo l’ultima conversazione), mi ha chiamato il cuoco per dirmi che sono una STRONZA perchè ho scritto le mie lamentele (chiamate da loro, menzogne) su IL FARO.

Mi ha detto che:

1) la paga è di 16.70 dollari dalla seconda settimana (ripeto: alla faccia della GOOD PAY) e se ho accettato 15, vuol dire che mi andava bene (…)

2) se non avevo voglia di fare 14 ore potevo andarmene prima (…)

3) lui lavora anche 9 ore di fila e non si prende manco una Coca Cola (beh contento lui)

4) in Italia le cose vanno diversamente, anche peggio, quindi potevo restarmene a casa a non rompere i coglioni se non mi volevo adeguare alle “regole” australiane.

PECCATO che le regole australiane siano cristalline e dicano: 15 dollari è la soglia della povertà (il minimo sindacale è 17 dollari) ed ogni 5 ore bisogna avere il break. Chissà perchè non mi ha accennato al fumo in ristorante (ben vietato dalle leggi australiane).

Fine (?) di un’esperienza lavorativa a dir poco, surreale.

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Comments 8
  • Eri col morosooooooooo! 🙂
    facciamolo ti prego aahahaha

  • Dopo 2 anni e passa qui ho imparato un paio di cose, eper me han funzionato.
    Prima cosa, io di solito non sto nelle grandi città. Significa piu concorrenza, significa che hanno piú CV tra cui scegliere e capita che, forti dei fatti sopracitati, tendano a sfruttarti. Non è mia abitudine nemmeno lavorare per italiani, ho visto ragazzi sfruttati, alcuni fregati, in nome del ‘vabbuò, siamo tutti una famiglia’. E io penso ‘si, ma è anche per questo tipo di comportamento che il nostro paese non è proprio ai vertici della vivibilità’. Ma detto questo, capita un po dovunque, se il datore di lavoro è s****o, lo è indipendemente dalla personalitá. E really, non farti sfruttare. Ci sono dei diritti per lavoratori in questo paese, e puoi usufruirne.

    • Grazie del consiglio! Si mollo asap! Io e questa modalità di lavoro..nn andiamo per nulla d’accordo! O.o

  • Io ho un’idea suggerimento… Pipi’ sulla pizza??? Incendiarli il locale??? Picchiare la figlia? Sequestrargli il cane???

  • Io sono stata li come cliente…Omg!!!
    Mai piu’…
    Anche come cliente sono stata trattata da schifo… per non parlare della padrona (quella un po’ in carne) ha urlato tutto il tempo…
    Cmq ho fatto appena in tempo a mangiare il mio pranzo..e poi…ho passato un allegro pomeriggio sul bagno..lol

    • ah bene! Non sapevo i loro effetti fisiologici sui clienti..grazie per la testimonianza! Si la padrona in carne è una pazza..
      Non capisco proprio come il locale sia full ogni weekend..

  • Non capisco le tue perplessità. Vedi questi italiani in australia come son carini con i connazionali?
    Se ti avessero trattato come essere umano e fatto un contratto magari ti saresti sentita a disagio, che fai, dopo tutti gli anni passati in italia vuoi abbandonare l’indissolubile legame tra lavoratore/lavoro-in-nero-e-mal-pagato? dici si, ve?…No! l’hanno fatto per te, per attenuare quel senso di nostalgia che viene a noi italici quando pensiamo a casa…
    P.s.
    Quando m’hanno chiesto di firmare il contratto ho dovuto rifiutare e chiedere di lavorare in nero. Come avrei fatto a dire ai miei che avevo un lavoro regolare? loro ci tengono alle tradizioni e si sarebbero intristiti parecchio…

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