Australia – Tinderella

Qui, come in Inghilterra, c’è questo misto di pudore-buon’educazione (che viene meno nel weekend, in tempi di ubriacatura molesta) nel fatto di non parlare con gli sconosciuti. Mi sono informata e..te lo dicono a scuola “non parlare con gli sconosciuti perché è maleducazione farlo”. Allora se sei in fila dal macellaio, non ti giri a parlare con la tipa vicino a te commentando quanto potrebbe essere buono il filetto da 20 dollari, come non parli con un bel ragazzo (o ragazza) nell’ascensore, anche se ci sono 45 piani da fare.

E allora, come conoscere la donna/l’uomo della tua vita?

Queste sono le possibilità:

  • vai al pub, ti ubriachi e cerchi l’anima gemella ubriaca
  • ti iscrivi a qualche sito di dating online
  • partecipi a qualche speed date
  • chatti su Tinder, su POF e compagnia bella..
  • cerchi di sondare le amicizie dei tuoi coinquilini e magari ad una cena assieme..lo/la punti prima che si ubriachi

That’s it.

Io, non è che sto proprio cercando l’anima gemella. Beh, se arriva un mezzo fidanzato, non ci sputo sopra. Però per il momento mi basterebbe una persona con cui uscire il weekend, giusto per farsi 4 chiacchiere ed enjoy my time.

Tra le opzioni sopra citate:

1) escludo il pub in versione ubriachezza molesta. Si ok potrei conoscere qualcuno ma, alla sua -esima birra, mollo il colpo. Non mi interessa parlare con gente ubriaca.

2) dating online. Ho dei ricordi indelebili riguardo ciò quindi mi sa che salto a piè pari. Ero a Londra ed uscii con uno sfigato incredibile. Dalle foto sembrava carino. Avevamo parlato poco ma mi aveva invitato a bere una cosa a South Kensington. Accettai senza fastidi. Aveva 32 anni, era un cardiochirurgo francese, viveva solo “quindi ben piazzato, pensai” ahahah. Beh, arrivai all’uscita della metro ed aspettai mezz’ora. Mi arrivò un sms con scritto “sono qui, cappotto nero”. Non vidi nessuno e gli chiesi di avvicinarsi poiché io ero ben visibile, sul marciapiede. Dopo 10 minuti, a distanza di 4 metri, si girò. Si era messo in un angolo di due vetrine “manco dovesse far i bisogni li..” e smanettava con il cel. Già partiti male. Si avvicinò. Aveva un cappotto di una-due taglie più grandi quindi le maniche gli erano lunghe. “Problemi gavemo” pensai. Balbettava. Era mezzo curvo su se stesso. Iniziammo a camminare ed io volevo già andarmene. Passammo davanti ad un bel bar carino e lui mi disse “vuoi una Coca Cola?”. Io “si volentieri”. E mi portò in un Convenient store per bere una Coca in lattina, a canna (no bicchiere). “Graazie, eh”. Parlammo del più e del meno. Non ricordo nulla di quanto detto. Mi ricordo che camminava un metro davanti e glielo dissi. Ma lui non cambiò passo. “Ora me ne vado”, pensai. Menomale che non lo feci perché il meglio doveva ancora venire. Mi portò a vedere le ville delle star a Kensington (ora posso portarvi davanti alla casa di Boy George) ed aggiunse “sai, ho deciso di tornare a vivere in questa zona con mia madre. Non è anziana, ma mi dispiace lasciarla sola poiché mio padre è morto un paio di mesi fa. Quindi ho ri-venduto casa ed ora dormo nel letto dove ho trascorso la mia infanzia. (…) Ah, e vuoi vedere una foto funny? Ieri sera io e lei ci siamo messi a giocare.” Speravo fosse un cruciverba. Mi sbagliavo. Hanno lessato le verdure..le hanno messe in un piatto, ed hanno composto delle facce. Mi ricordo ancora la carota a julienne per la bocca, il mezzo pomodoro pachino per il naso, i fagioli per gli occhi. (…).

L’ho salutato con “si, ciao, alla prossima”. MAI PIU’. Che potrei aspettarmi dagli australiani? Vi tengo aggiornati.

3) speed-date. Anche questo già provato a Londra. Avevo convinto la mia coinquilina ad andarci. Era gratis ed era super promosso. Arrivammo. Ci fecero aspettare più di mezz’ora per darci i numeri. Intanto, mi misi a parlare con due ragazzi proprio carucci che aspettavano anch’essi di iniziare il giochino. Finchè non arrivò il loro turno di sedersi, lasciandoci sole ed abbandonate a noi stesse. Capimmo 30 secondi dopo che i nuovi arrivati “io+lei+ altre”, dovevano passare per una manche di soli indiani barbuti propensi al rutto libero. Sono ancora li che ci aspettano.

4) Tinder. Ehhhhhh, qua si apre un mondo. Tinder l’ho scoperto sempre a Londra, sempre l’altr’anno. Obiettivo, conoscere gente nuova. Non fondamentalmente per trovare un moroso. Ma nemmeno per dedicarmi agli hook ups (limonare + sesso senza impegni).

Mi ricordo che a Londra, ho perso notti intere a chattare, a scambiar il numero con alcuni, a fissare date ed a non andarci. Ma non per colpa mia. Come si potrebbe dire? Su Tinder leoni, in realtà, cojoni. Ovvero: facile parlare, prender date e poi sparire. Si dice sia nota questa cosa, a Londra. Almeno in Australia è diverso. A parte che qui hanno coniato la parola TINDERELLA per dire morosella/anima gemella. Isn’t lovely?? Cuoricino. Qui si chatta poco, ci si scambia il numero e si esce in modalità easy-going, senza nessuna pretesa, se non quella di passare una serata a conoscere una nuova persona. Insomma, quello che voglio fare io qui ora in Australia.

Finora, grazie a Tinder, son uscita con 5 ragazzi. Vediamoli insieme (ahahah).

— Rod – inglese, amante della Fiorentina (la squadra), ama l’Italia e vuole trasferirsi la per fare il meccanico a Firenze; utile per fare il tandem perché sa parlare italiano un po’. Mi ha baciato all’Opera House ma limona di merda. Neeext.

— Michael – australiano. Studia architettura, ha la barba incolta ed ha vissuto 5 anni in Irlanda con la sua ex. Assomiglia a Zach Galifianakis di “Una notte da leoni” (http://www.imdb.com/name/nm0302108/) . Si è un po’ hipster, con la panzetta. Ma è tanto carino! Beh insomma, siamo usciti due volte + bacio. Poi se n’è uscito con “mi spiace ma devo concentrarmi sui miei studi e non ho tempo per una relazione”. Maa chi ti ha chiesto niente?

— Luca – italiano, milanese, dentista. Molto selfish (egocentrico), molto provolone (mentre era con me, ci provava con la cameriera). L’ho tenuto a debita distanza e adieu.

— Jake – australiano, pecora nera di un parto gemellare. Non ha finito scuola, fa il fresatore, vuole imparare l’italiano perché ha i nonni di Bassano del Grappa con cui non ha mai comunicato se non a gesti. Si carino, ma niente emozioni.

— Luca 2 – italiano, torinese, 31 anni. Venuto in Australia con obiettivo sponsor e null’altro. Ha firmato il contratto come gommista l’altra settimana e spera di restare qui tutta la vita. Ha ottenuto l’upgrade.

Grazie a POF ho conosciuto:

Ryan: australiano di Melbourne. Fa il teacher di inglese a Bondi Junction per gli stranieri. A parte ripetere intere frasi sul suo passato manco avesse la demenza senile a 34 anni, si sente un figo perchè sa lo spagnolo oltre ad insegnare l’inglese e pensa di essere simpatico, ridendosela da sola, su battute tipo “ma ti radi spesso la barba tu?”, quando mi sono semplicemente grattata il mento un attimo. E poi selfish selfish selfish. Non mi ha mai chiesto cosa ne pensassi di quello di cui stavamo a parlare. E già a parlare di matrimonio e figli. Sbassa le ali, vah. Neeeext.

..vi terrò aggiornati.

5) amicizie dei coinquilini. Finora c’è stata solo una festa. Ed ho parlato poco perché ero appena tornata da lavoro ed ero distrutta. Devo cogliere di più.

Il problema poi è che gli australiani pensano “perché uscire con una tipa che tra un anno se ne va?”. Comprensibile..anche perché la mia situazione lavorativa non è ancora del tutto chiara.

Altre vie percorribili? Fatemi sapere!

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