Avventura Oslo ↔ Stockholm 2011

Inizia tutto così:
Michel che mi dice “ho trovato un volo low cost con la Ryan per Oslo, andiamo??”
Io: “si, ok”.
E così fu, Oslo: marzo 2011.

nuvole verso Oslo

Guida, valigino, macchina fotografica e Woolrich. Questo bastava per la nostra settimana al Nord Europa.
O almeno, pensavamo bastasse.
Forse un po’ più di inglese, sarebbe servito per rispondere agli agenti dell’antidroga..
Ma andiamo per ordine.

Arrivammo ed andammo a soggiornare all’Anker Hotel***, vicino al centro.. sistemammo la valigie ed uscimmo subito all’avanscoperta. Michel con la super digitalozza scattava di qua e di la, strappandomi consensi gratuiti per i colori stupendevoli..mentre io con la mia Samsung rossa, iniziai a fare foto mediocri agli edifici.

Giungemmo sulla Karl Johans Gate, il viale pedonale che porta al Palazzo Reale, con l’obiettivo di cibarci. Erano le 18, 18.30 ed i negozi, tutti chiusi. Il nostro primo pasto quindi fu un hot dog preso in un negozietto che pareva quello dei distributori di benzina e mangiato su una panchina di ferro, indi per cui, fredda e gelida.
E questo fu il primo giorno ad Oslo.
Beeene.

 

La notte portò consiglio e ci fece riflettere sul da farsi. L’indomani avremmo visto più Oslo possibile, per rimediare la mancata scoperta della città del primo giorno.

Camminammo, camminammo, camminammo e vedemmo: il Vigelandspark con le sue belle statue, neve, neve, neve, papere, il porto anche chiamato Aker Brygge, il municipio Oslo rådhus, il faro, la fine del fiordo, il Palazzo Reale ed il cambio della guardia (beccato per purissssimo caso!!!!), l’Oslo Opera House e l’Akershus Fortress, un forte medievale costruito intorno al 1300.
Ecco, praticamente tutta Oslo.
Ed era il nostro secondo giorno.

 

 

Quindi, che fare il terzo giorno, considerando mancassero ancora 4 al nostro ritorno a casa?
Andare a Bergen? Nooo troppo freddo.
Andare a Tromso per vedere l’aurora boreale? Bella idea ma non avevamo l’abbigliamento ideale ed era uno sbatti pazzesco il tutto..
Quindi, perché non spararsi 7 ore di treno ed andare a vedere Stoccolma??
E così, facemmo.

Prenotammo il primo ostello visto su internet, mettemmo giusto un cambio in borsa.. e prendemmo il treno.

Tutto filava liscio, facevamo foto, guardavamo la neve e mentre mangiucchiavamo uno snack donatoci in treno (ah che gentili i norvegesi) si prospettarono davanti a noi 4 agenti dell’antidroga, con cagnolo al guinzaglio che si presentarono così:
“ Buongiorno. Documenti prego.”
E voi direte..CHE VUOI CHE SIA! Un controllino veh.
Si, un controllino in inglese con due italiani le cui facoltà linguistiche erano molto scarse (per capirci: appena arrivammo in aeroporto e ci mettemmo in fila per il biglietto del bus, passammo a rassegna tutti i discorsi dei nostri vicini di fila per capire come si dicesse BIGLIETTO DI ANDATA E RITORNO. Alla fine, io spavalda dissi “a ticket go and return”. Capito?)

C’eravamo seduti comodi. Io su una fila e Michel su un’altra. E così, iniziò l’interrogatorio: due agenti con me e due con Michel (il quale era peggio di me in comprensione linguistica).

E giù di domande a raffica: “Perché siete qui? Dove andate? Quanto state? Dove soggiornate? Cosa avete con voi? Perché così poca roba? Cosa andate a vedere? Siete soli? Vi dovete incontrare con qualcuno? Perché vi fate 7 ore di treno per andare a Stoccolma invece di prendere l’aereo?”

E le risposte furono le seguenti:
“Siamo in vacanza”
“Beh andiamo a fare un giro a Stoccolma, Oslo è così piccola”.
“Dopodomani torniamo” – e qui, si guardarono in faccia, ipotizzando un sicuro doppio scopo perché era folle, secondo loro, farsi 14 ore di treno in due gg – Effettivameeeenteee…
“Ah abbiamo prenotato stamattina una stanza in un ostello su una barca”
“Ho la guida, un cambio, la digitale ed il cellulare.. beh, dormo fuori una notte, il resto l’ho lasciato in hotel ad Oslo”
“Andiamo a vedere la città.. non so, non abbiamo ancora guardato la guida, era un viaggio non programmato” – e qui, si scambiarono un’altra occhiataccia
“Si siamo soli, non conosciamo nessuno” – altro sguardo di intesa con gli agenti
“All’aereo non ci abbiamo pensato.. ma così almeno vediamo fuori il paesaggio”

In tutto ciò, il cane, non emise suoni. Questo direi che è essenziale da specificare.
E ci lasciarono andare.

Appena finito il primo interrogatorio da pseudo criminale della mia vita, con il mio famoso inglese pessimo, chiesi spiegazioni alla vicina di vagone e mi disse che c’era un massiccio utilizzo del treno per gli sdoganatori di droga tra Oslo e Stoccolma.
“Chefffortunaaaa!!!”, esclamai.

Arrivammo a Stoccolma con il buio. Faceva peggio freddo di Oslo e c’erano ponti ovunque. Fermammo diverse persone per chiedere info sul come raggiungere l’ostello, ma ci snobbarono alla grande. Finché una signora sulla 65ina, con un inglese PERFETTO, ci diede le indicazioni utili.
Fu un momento memorabile in cui pensammo entrambi a quanto fosse impossibile trovare in una qualsiasi città italiana, un’anziana che sapesse parlare perfettamente inglese quanto questa signora.

E finalmente arrivammo in ostello (LogInn Hotel). La nostra camera era su un veliero, attraccato dall’altra parte di uno dei tanti ponti (sulla Söder Mälarstrand) oltre alla città vecchia. Rido ancora pensando a quanto la stanza fosse piccola, stretta e bassa, tanto che Michel, alto più di un metro ed 80, dovesse ingobbirsi per stare in posizione eretta. Ahhhh cosa si è disposti a fare da giovani viaggiatori!!!!

Vista dall'ostello
Vista dall’ostello

Quarto giorno di vacanza.
E visita a Stoccolma, siori e siore!!

DSC_0515 nofta
Comprammo una mappa ed iniziammo a girare per la città. Scoprii che in Svezia si può mangiare la renna quindi entrai tutta contenta in un bel ristorante e chiesi se per pranzo si poteva mangiar quella rarità. Ovviamente, per tutte le sfortune del caso, non era stagione di renna.
Mogia mogia uscii e mi recai al triste Mc Donald’s a mangiare un Mc Chicken.
Dal Mc Donald’s al più grande HM del mondo, il passo è breve. 4 piani di shopping  che per me, abituata ad altri standard, rappresentò il mondo dei balocchi.
E giù via andare verso Urban Outfitters (che manco sapevo che fosse ma lo trovai in pieno regime di abbigliamento nordico), Zoe (logo debitamente fotografato perché era troppo carino anche se gli stivaletti che vendeva, non mi piacevano per nulla) e negozi vari non calcolati di striscio.

Interno Urban Outfitters
Interno Urban Outfitters

E poi via dalla bolgia, dai negozi, dallo shopping, dalle mille luci artificiali..per ritrovarsi nella città vecchia, quella che per fortuna c’è in tutte le città con l’architettura che trasuda storia, quei colori che si intonano perfettamente, quella parte che sa di vero, di vissuto, di ricordi che restano impressi. Una passeggiata a Gamla Stan ed il cuore sorride.

Quinto giorno: passeggiata nell’isola di Södermalm, l’isola meridionale di Stoccolma, terra di attraccaggio dell’ostello. Non sapendo dove andare, seguimmo una scolaretta che tornava a casa ed incontrammo due padri che passeggiavano con il passeggino: meritarono una foto per lo stupore che mi provocarono.

Seguendo loro, finimmo in una piazza principale (Södermalmstorg) dove trovammo la stazione della metropolitana Slussen. Ovviamente con il senno di poi, saremmo anche andati a visitare:
– lo Stadsmuseet (Museo civico che racconta la storia della città)
– la Katarina Kyrka in Högbergsgatan, chiesa rinascimentale sorta nel punto in cui furono sepolte le vittime del bagno di sangue di Stoccolma del 1520, quando Cristiano II per eliminare i suoi oppositori bruciò fuori dalle mura della città i corpi dei nobili svedesi che ostacolavano l’invasione danese
– il Katarinahissen (l’ascensore che porta a 35 metri sopra il porto,utile per ammirare lo splendido panorama su Stoccolma e in particolare su Gamla Stan)
– l’altra piazza, Mariatorget, centro della vita notturna dell’isola
– il Tantolunden, uno dei più bei parchi di Stoccolma, vicino alla fermata di Hornstull, con tanto di piscine (di cui una costituita da una piattaforma galleggiante sul lago Mälaren) e un teatro all’aperto in estate
ma non ne avevamo alba quindi.. sarà per la prossima volta.

Sesto giorno: ritorno ad Oslo, con annesso colloquio di ritorno dell’antidroga..accolto da un mio grande sorriso tipo “ohibò, ci si rincontra!”
Domande simili all’andata, con delle aggiunte:
– “ditemi dove siete stati, senza guardare la mappa”. Mi ricordo di Michel alla ricerca di risposta prima nel suo cervello e poi nel mio sguardo, subito deviato dall’agente che gli riportò alla memoria che doveva parlare senza interpellarmi. Nel farfugliamento uscirono parole tipo “park, fffkstrong, boat, holmen” e nulla più.
– “Cosa avete comprato?” E gli mostrammo le cartoline (fu subito chiaro che non approvava il nostro misero shopping e nemmeno la successiva spiegazione “non possiamo superare i 10 kg per il bagaglio Ryanair”).
– “Fatemi vedere gli scontrini delle vostre spese”. Li avevamo buttati ma mostrammo un biglietto della metro e le fotografie fatte.
A posteriori, mettendomi nei loro panni, mi sarei considerata una possibile criminale..tutte le prove del nostro viaggio fuori porta, di certo non erano abbastanza.
Forse lo sguardo smarrito e spaventato del mio compagno di viaggio ed il silenzio del cane, fecero il loro. Yeee.

E via di ritorno in città. Giusto il tempo di tornare in hotel per lasciar le cose e ripartire con la metro verso le non alte vette della città dove si trova l’Holmenkollen, uno dei principali centri norvegesi per la pratica dello sci nordico che vanta il possedimento del più antico trampolino per il salto con gli sci esistente al mondo.
Quel giorno scoprii questa disciplina sportiva a me sconosciuta:

sport neve Oslo

Lo Hundekjøring con uno o più cani è uno sport in cui l’animale assiste un fondista. Ed è nato proprio in Norvegia.

E venne sera ed ora di tornare a casa..con in saccoccia un nuovo viaggio da raccontare.

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Comments 2
  • Cavolo che avventura! Le due città le ho visitate anche io (magari con meno imprevisti) 🙂 e le adoro entrambe!

  • Come me a disavventure, nessuno, mai. Ahahahaha

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