Seppur Parigi..

Di solito che si fa, una settimana prima di consegnare la tesi di laurea?

Chi si scervella per imparare a memoria il discorso, chi si ricontrolla il ricontrollabile, chi non ci dorme la notte. Io presi un aereo e con i miei amichetti, andai a Parigi.

Grazie alla Patty ed ad Airbnb, alloggiammo in un super appartamento al quinto piano con vista appartamenti e relative nudità dei dirimpettai, cielo e nuvole ed il tetto colorato di Pompidou Centre. Un grazie sincero va anche ad Anne, la proprietaria di casa che, seppur incinta, scalò 5 piani a chiocciola per presentarci l’alloggio (mi spiace, il suo apt non è più presente sul sito).

Chi: io, Luca, sua cugina Elisa, sua sorella Francesca, amica Patty. Prima volta assieme. Non ci è andò male, seppur:

  • Non avendo piena confidenza della lingua inglese, non capimmo al volo le istruzioni dateci da Anne nell’aprire il portoncino al piano terra. E quindi il primo giorno dal quale uscimmo e riprovammo ad entrare (giusto per far le prove), andammo in paranoia perché non c’era verso di farlo aprire. Ricordo Luca, un ragazzone alto più di 1.80 e con quindi il braccio più lungo del nostro, nel provare a far passare il braccio con in mano un sensore, nell’intento di aprire il portoncino dall’interno. Ovviamente non ce la fece e ci accorgemmo dopo 15 minuti di braccia allungate e sudore, che l’operazione da fare era MOLTO più semplice: bastava fare un clic.
  • Scivolai da una scala interna che portava al soppalco, facendomi 13 scalini di legno, di popoci (anche detto chiappe/sedere) seppur indossando dei bellissimi calzini con l’antiscivolo. Chiappa nera il day next e successivi.
  • Io e Luca non mangiammo le ostriche. Mi ricordo anche la location ed il prezzo.. (3 euro al pezzo) ma come i soliti viaggiatori fanno, ci dicemmo “ripassiamo dopo”. Si, magaaari. Ciaone.
  • Non riuscii a salire sulla chiesa di Notre Dame per la fila. Due gg di seguito andai a piazzarmi all’entrata ed: il primo giorno mi esclusero di un soffio (chiudendomi la catenella davanti al naso) ed il secondo giorno trovai il cartello ad indicarmi orario di chiusura anticipato. NO WAY!!
  • Non riuscii a bere la cioccolata calda mentre fuori pioveva a dirotto e non sapevo dove andare, all’ultimo piano del centro commerciale LaFayette (sfiga vuole ci fossero dei lavori in corso)
  • Non riuscii ad entrare al Palais de Tokyo perché scelsi la giornata di chiusura (senza saperlo) per andare a visitarlo. Si sono un genio.
  • Non ottenni i numeri di telefono dei modelli di Abercrombie, in quell’incredibile edificio sugli Champs-Élysées al numero 23.
  • Non riuscii a comprare un bellissimo quadro (infotografabile) a Montmartre, per via della valigia e di Easyjet, soprattutto.
  • Scoprimmo che il quadro della Monna Lisa è veramente piccino picciò
  • Scoprii che Parigi non è così romantica come sembra. O almeno non mi emozionò a tal punto. A parte quando scoprimmo che la Torre Eiffel si illumina dal tramonto all’1 di notte, ogni ora, per 5 minuti.
  • al ritorno dovemmo lasciar Francesca in aeroporto (con inglese scarso, alla sua prima volta in viaggio senza fidanzato) poiché il suo bagaglio non corrispondeva alle misure standard. Sempre grazie, Easyjet! Poiché non fu l’unica a “cannare”, seguì una presunta prostituta dall’altro capo della città per potersi imbarcare sull’altro volo all’altro aeroporto (con conseguente nottata sulle poltrone del gate) che l’avrebbe condotta a casa, il giorno dopo.

Alla fine fu un bel viaggio di pre-laurea!

 

E voi.. come siete messi a viaggi PRE e POST laurea? Raccontatemelo 🙂

Ire

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