Una passeggiata a Burano

01 novembre 2016. Io e Tina cosa fare se non dirigerci a Burano? Mio Traveldream 2016, mio desiderio epocale di visitarlo.

Arrivate a Venezia S. Lucia, sapevamo di dover raggiungere Fondamenta Nove da dove partiva il battello 12 per arrivare a Burano. E così facemmo. Prima semplicemente dirigendoci verso ovest, facendo strade mai fatte (sebbene entrambe avessimo visitato Venezia minimo 10 volte nella nostra vita) e poi, considerando che il nostro senso di orientamento era pessimo, dopo aver mangiato un eccellente gelato al Bacaro del Gelato (qui recensione) attivammo la mappa del cellulare (vedendo minimo altre 50 persone attorno a noi, fare altrettanto) ed arrivammo in un battibaleno a destinazione.

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Era mezzogiorno ed avevamo prenotato pranzo da Algiubagiò (recensione qui), esattamente a 100 metri dal traghetto 12, dove di certo non rimanemmo insoddisfatte. Decidemmo infatti di pranzare fronte laguna e fronte cimitero in realtà (ahahahaha…troppi cipressi mi avevano fatto venire il dubbio effettivamente) con il rischio di farci fare la pupù addosso da qualche gabbiano (causa gazebi chiusi)..ma il brrrivido ci faceva un baffo e resistemmo all’esterno. Dopo un pranzo fatto di “pane fatto in casa, piatti abbondanti, cortesia eccelsa, bontà al palato, conto nella media”, ci alzammo ed attraversammo il ponte per prendere il biglietto (14 euro a/r per 40 minuti di tragitto con stop a Murano, tra l’altro).

Ci sedemmo sperando di non soffrire di mal di mare..anzi di laguna, ed arrivammo sane e salve nell’umida Burano.

Per chi ancora non sapesse di cosa parlo, Burano è la città più colorata d’Italia. Ogni casetta ha i muri, gli infissi ed i tubi, in tinta. Perché sono così? Leggenda narra che, essendo un isolotto spesso avvolto da nebbiolina soprattutto in autunno/inverno, i pescatori avessero decidere di marcare le loro case di colori sgargianti per riconoscerle, dopo una giornata di pesca. (Mi viene da pensare ad un particolare quasi simile ma che concerne altre circostanze, in quel di Londra: ad Hampstead, zona altolocata, alcune vie hanno delle case con il lumino diverso sopra ogni porta. Per farle riconoscere ai proprietari sbronzi che tornavano alle loro case dopo una serata di bevute. Decisamente un pelo più triste..)

 

 

Oltre ad essere famosa per i colori, questo villaggio è conosciuto: per i suoi merletti (ne troverete un negozio ogni due di souvenir) tant’è che non sarà difficile trovare una merlettatrice intenta a merlettare, nel negozio più chic di Burano, da Martina Vidal. E non potrete di certo tornare a casa senza aver assaggiato i biscotti tipici di Burano: i Bussolà (con l’accento sulla A, mi raccomando), semplici nella loro semplicità (uova, farina, zucchero e burro) anche con ripieno di marmellata o cioccolata.

E come dimenticare il campanile pendente? Da lontano pensavo di avere le traveggole.. poi ho realizzato fosse reale.

E chi non ha notato che in alcuni numeri civici, l’1 ha una strana forma? Non sono purtroppo riuscita a chiederne il significato perché non c’era nessun buranello in giro.. fondamentalmente sembrava una città fantasma, se non ci fossimo stati noi turisti, i ristoratori ed i negozietti aperti.

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Insomma, una visita a Burano per tutti questi motivi e non solo.. è d’obbligo!

PS: E se volete saltare a piè pari i ristoranti più o meno turistici che vi si trovano, vi consiglio di prendere il Ponte Lungo e dirigervi a Mazzorbo, dove si trova il Venissa, Ristorante Michelin 1 stella (sono circa 900metri a piedi dalla fermata del traghetto numero 12).

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