Mille e più Londra

La prima volta a Londra è stata un caso. Un amico che viene a trovarmi a casa per usare Internet, un “a che ti serve?”, un “voglio prenotare un volo per Londra”. Un “posso venire anche io?”. Un “ok”. Un incontro in aeroporto con i suoi amici ed un aereo in decollo con me, Enrico, Joan e Cristian. Di quel viaggio ricordo l’affidarmi completamente a lui tipo pecorella smarrita (non so dove sono, non so dove sto andando), l’incontro con una ragazza argentina derubata da loschi individui che si era aggiunta a noi, gli scoiattoli di Hyde Park (che sono una ricerca fissa in ogni viaggio nella city), l’ostello a Saint Paul che era diviso tra donne/uomini (e la conseguente prima notte in ostello della mia vita).

E poi fu il turno di Michel per due volte se non tre o quattro e l’emozione di entrare in una limousine bianca (noi, piccoli pampini venuti dalla campagna friulana), di pagare 0,46 centesimi il viaggio a/r con la Ryanair da Trieste, lo shopping sfrenato indossato in aeroporto per la severissima politica di Ryanair dei max 10kg nel bagaglio a mano e la conseguente passeggiata oltre ai controlli, con indosso due paia di jeans per Michel e due giacche per me: ovviamente quella fu l’unica volta che non ci pesarono i bagagli. Chiaaaro.

E poi fu la volta del 2013, decisione mia e solo mia di partire verso Londra con l’obiettivo di trasferirmi là per max 6 mesi. Era il mio primo viaggio in autonomia. GRANDE ORGOGLIO E GRANDE FIFA.

Nella prima settimana andai a stare da un contatto veneto amico di ex compagna di Univ, grazie a Couchsurfing. Zona Pimlico. Grandi dilemmi dove avrei tanto voluto la palla di vetro per sapere del mio futuro. Quest’ultima non la trovai ma, dopo aver visitato due stanze di cui avevo preso appuntamento dall’Italia (grande cazzata) ed un’oretta a parlare con un italiano (altro couchsurfer) ch’era venuto nella city per fare il giardiniere, decisi di prendere armi e bagagli e trasferirmi in ostello per cercare una stanza vivibile. Qui, alla reception, c’era Tatiana che, come me, aveva deciso di abbandonare il BelPaese per darsi una nuova chance.

Mi aveva consigliato di tornare a casa, rendermi le idee più chiare e poi tornare.. non le diedi ascolto. Da quel giorno, passarono 11 mesi di mia vita londinese.

11 mesi nemmeno troppo struggenti, anzi. Si può dire io abbia fatto la bella vita. Innanzitutto dalla prima casa. Non sapendo bene dove alloggiare e convinta Londra fosse sicura solo in zona 1 (questo significa essere turisti con i paraocchi), decisi di firmare un contratto di 6 mesi per una stanza con bagno privato a Pimlico, zona 1, sulla Victoria line. La mia coinquilina era Jacqueline, avvocatessa con laurea ad Oxford, annata ’83. Ah si, piccolo dettaglio, la vista della mia camera, era questa:

view

In 11 mesi ho studiato l’inglese con il metodo Callan, mi sono fatta tanti amici stranieri (in primis Tiffany! Seguita ad un incontro di Couchsurfer ad un pub e da lì diventate amiche a suon di racconti su Taiwan e la cultura asiatica, cibo, sesso e cultura italiana), ho evitato come la peste gli italiani finché non ho conosciuto Alice di Mestre, Francesco di Verona e Ludovica di Roma, aspirante Wedding Planner. Ed assieme a loro mi sono fatta “stampare sul marciapiede”.

wp_20131009_010

Ho camminato per Londra fino a conoscerla a memoria (zona 1 e zona 2 almeno), ho mangiato così tanto asiatico che mi basterà per i prox 30 anni, ho parlato inglese con gli inglesi, ho fatto palestra e son dimagrita di 10kg, sono uscita con ragazzi conosciuti su Tinder (constatando che ce n’è di gente strana in giro, uno fra tutti un cardiochirurgo di 30anni che viveva con mamma e passava le giornate libere a scrivere poesie sull’amicizia e comporre facce con pezzi di verdura e frutta, per poi ovviamente fotografarle e rendersi proud di ciò), ho festeggiato i 30 anni sullo Shard con i miei cari amici, mi sono impegnata a cercare il lavoro che volevo e l’ho trovato a metà (4 mesi di stage non pagato per un’agenzia di Wedding Planner molto famosa, fa di me una persona grata ma allo stesso tempo, amareggiata per il mancato upgrade), mi sono affezionata ad un bimbo (Francesco, mamma inglese, papà padovano) a cui facevo da nanny, ho visitato così tante volte i mercatini di Brick Lane e Portobello road e visto le ville attorno che al sol pensiero di tornarci, mi vien mal di pancia ma FORSE ANCHE NO.

casa vicino Portobello Road

Ho visto Belen e consorte (i quali hanno rifiutato di farsi fotografare da davanti, quindi appena girati, gli ho scattato la foto – vendo foto di culo di Belen a 10 Euro ahahahaa) ma mai la Regina. Ho imparato a pulire casa (perché dopo 5 mesi di Pimlico, ho scelto di andare a stare ad Hammersmith, zona 2, con una tedesca maniaca della pulizia e Tina, siciliana doc), ho imparato a farmi i cavoli miei come tutti gli inglesi ed ad essere molto distaccata (per questo e per lo smog, considero Londra ancora la mia città preferita, ma non per viverci). Ho fotografato le schifezze che ci sono al supermercato (tipo gli spaghetti alla bolognese, dentro alla lattina!!!!). Ho mangiato molte pizze, avendo stilato una classifica delle migliori, che degustavamo una volta al mese io e Tiffany.

Ho rincontrato vecchie amicizie: Silvia, annata ’83, friulana come me, amica di ex amica che ha nuovamente studiato in terra londinese ed ora fa la Marketing Manager a Heathrow. Ho scritto un blog su “come sopravvivere, alimentariamente parlando a Londra”, poi chiuso, per perdita di entusiasmo. Sono finita all’ospedale, causa pesante slogatura alla caviglia sinistra, dopo “aver mancato gli ultimi due gradini della metro, in discesa, mentre, a braccetto con zia, parlavo di quanto mi sentissi in forma. Tiè”. Ho bevuto il bubble tea e me ne sono completamente innamorata (best one, quello a Chinatown, il Chatime in 4 Gerrard St). Ho tentato di lavorare per la mensa dei poveri con Alice, ma l’iter era più difficile del previsto, ho conosciuto un Escobar con la r moscia ed un Zak, pakistano cresciuto a Londra, lavoratore a non so quale ministero, con il quale c’è stato un bacio..beh lui si che era figo. Ho passato un capodanno a Brixton (vedi post capodanni indimenticabili) ed una giornata di photoshooting con due modelli famosi per un blog di sposi, giornate infinite di shopping in Oxford e Regent St con l’ultima visita da Topshop, dove il mio massimo acquisto è sempre e credo sarà sempre e solo un panino toasted da Eat, visite ai musei gratis (grazie Regina per questa saggia scelta), partecipazioni come volontaria per la London Marathon e alla London Color Run, ritrovandomi a passeggiare per la città londinese, rivestita di color fuxia, sotto l’indifferenza di tutti (colore tolto con difficoltà dalla faccia dopo due gg a strofinarmi).

colour-run

Mi sono iscritta ad una chat di lesbiche, così per provare una nuova esperienza, ma chi mi piaceva non pensava la stessa cosa di me, quindi dopo due settimane, ho smesso di guardare le donzelle e mi sono riconcentrata su Tinder, il quale mi ha fatto conoscere  uno che stava con una lapdancer che l’ha spennato. E ho conosciuto Tim, un bell’ingegnere che mi ha accompagnato alla porta; quando? La sera prima della partenza, ovviamente.. mai più visto. E mi sono emozionata ogni volta che mi passavano accanto due ragazzi gay (ma quanto è bello vederli vivere la loro vita alla luce del sole?). Ed ho mangiato sushi, libanese, taiwanese, cinese e malesiano a Soho. Ed inglese e francese ad Hampstead, davanti casa di Jamie Oliver. Svizzero al Borough Market. Italiano un po’ ovunque.. dalla East London ad Ealing a Soho, a South Kensington.

E potrei continuare per altre due pagine..

Ed alla prossima visita, che succederà?

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