Viaggiare oggi, nell’era del terrorismo

Ieri sera sono stata ad una conferenza ad Udine sull’ “attacco alla generazione Bataclan”. Quella generazione di “giovani, cosmopoliti, aperti e festaioli”, tutti “birra, telefonino, Erasmus e spensieratezza” indicati come “sicure vittime del terrorismo” poiché stanno vivendo nell’era ove “dilaga la pulsione della morte”.

Penso ci stia come ragionamento. Siamo spensierati perché, come dice mia nonna, “non sappiamo cosa vuol dire la fame, la guerra e la povertà”.

Vi sentite così spensierati? Siete mai stati negli ultimi anni (diciamo dal 2001, dalla caduta delle Torri Gemelle), in un mezzo di trasporto o sullo stesso marciapiede dove passeggiava una persona con la tunica e tutto il resto (passatemi la generalizzazione del termine) ed aver pensato anche solo per un nanosecondo “e se ha una bomba?”. Io, sinceramente SI.

E la cosa non fa ridere. Come invece ieri sera è successo, quando una relatrice ha raccontato di essersi trovata vicino ad presumibile arabo, bardato, con la tunica etc.. nella metro di Parigi pochi giorni dopo la strage del Bataclan, ed essersi detta tra sé e sé “addio mondo, è stato bello vivere fino ad oggi”.

Ma questo non è vivere spensierati. Questo è vivere con un dubbio perenne, con un’ansia che dà fastidio, con un pensiero NON cosmopolita, con una tendenza alla chiusura mentale. Con un inaccettabile stereotipo “chi ha la tunica, ha la bomba”.

Ma NON TUTTI SONO TERRORISTI. E dobbiamo mettercelo TUTTI ben impresso.

Ne vale della nostra libertà. Di parola e movimento.

Conosco gente che nemmeno ha preso più un aereo dalla caduta delle Torri Gemelle. Conosco gente che consiglia di “non allontanarsi troppo da casa, per non rischiare”. Conosco gente che ha tolto parecchi stati europei e mondiali dalla lista delle papabili mete da visitare poiché considerate rischiose.

Conosco gente CHE SE NE FREGA INVECE, e va dove le pare. Ho conosciuto una ragazza inglese che alcuni mesi fa ha deciso di inforcare la bicicletta ed attraversare mezzo mondo, passando per Turchia, Siria, Afghanistan e Pakistan, per raggiungere l’Australia. Io, che viaggio in lungo e in largo del mondo anche sola, le ho detto “stai attenta laggiù”. Mi ha risposto: “starò attenta come fossi in un qualsiasi altro Stato”. CHAPEAU. Ho conosciuto da poco una ragazza che se ne va ad Istanbul a dicembre. Io, che viaggio in lungo e in largo del mondo, le ho detto “sei sicura? Ci sono attentati ogni giorno laggiù. Io Istanbul la vedrò ma in questo periodo sicuro no. Troppa paura.” Mi ha risposto: “non voglio aver paura di girare il mondo”. (Forzata) SPENSIERATEZZA o TOTALE IMPRUDENZA?

Insomma, IO NON SONO per il “chiudermi in casa con la paura mi possa succedere improvvisamente qualcosa di brutto, tipo un attacco terroristico dietro casa o nel ristorante dove sto cenando o nel teatro dove sto ascoltando un concerto”.. ma non voglio nemmeno cercarmele.

Egitto? NO grazie. Penso a Giulio Regeni. Se l’è andata a cercare lui? Si era posto al fianco dei “sovversivi” e per questo è stato punito? Turchia? NO grazie. Afghanistan? NO grazie. Iraq? Ma anche NO. Marocco? Fino a 10 gg fa, NO. Ora, dopo chiacchiere tra blogger, NI. Francia? Nessun fastidio.

E voi, vi siete creati dei limiti nella vostra scelta di viaggio? Vi sentite spensierati? Avete paura? Che ne pensate?

Parliamone.

 

Un bacio.

 

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