48 ore in un’inaspettata Marrakech – giorno 1

PREMESSA

Questo è il racconto di una visita ad una città inaspettata per due motivi:

  • Aspettative ultra negative, successivamente smentite
  • Un viaggio deciso all’ultimo, dopo una storia sentimentale finita (a cui Beautiful, gli fa ‘na pippa).

Il primo motivo deriva dal fatto che “con tutte quelle che si sentono in giro”, l’ultimo dei miei pensieri mi portava a prenotare un viaggio in terra araba. Mi ero fatta un’idea decisamente distorta del Marocco. Lo immaginavo sporco, inospitale, razzista e maschilista. Ho dovuto ricredermi, trovando una città più che pulita, un popolo accogliente, pronto ad aiutarti, a sorriderti per strada ed a darti il benvenuto in casa propria (cosa mai successa visitando 23 stati in tutto il Mondo), senza occhi discriminanti tu sia donna, bianca ed occidentale.

Il secondo motivo deriva da un comportamento sleale di un LUI. E dalla mia scelta di partire con L’ALTRA (assicuro che manco i registi di Beautiful potrebbero inscenare una miglior storiella di quella uscita a noi 3).

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INTRO

“Oh Chris, ricordati che non bisogna seguire nessuno sennò chissà dove ci portano. Io e te saremo sempre assieme nel souk, dovessi prenderti di peso e tenerti vicino a me. E ricordati che se dobbiamo chiedere informazioni su dove stiamo andando, dobbiamo entrare nei negozietti e non chiedere per strada. Oh e comunque fondamentale: LA SHUKRAN per dire no grazie sennò ci perseguitano”. “Basta dire no e dai, hai letto troppo, non preoccuparti”.

E così finimmo in conceria. Ahahahahaa.

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Io e lei non ci conoscevamo. Sapevamo cose dell’altra completamente false (dette da quel LUI che era il mio ex) e quando ci trovammo la sera prima a Milano, davanti ad una pizza con amici, iniziò la nostra vera conoscenza. Dormimmo 3 ore e l’indomani prendemmo l’Easyjet direzione Marrakesh. Fu l’inizio delle nostre 48 ore in Marocco.

Arrivate in aeroporto, io cambiai i soldi (VI CONVIENE FARLO QUI) al primo sportello subito dopo le uscite, mentre tutti gli altri andarono dal secondo, da Global Exchange (a posteriori vi dico: evitatelo! Offrendovi la carta di credito marocchina con circuito Mastercard la cosa potrebbe sembrarvi “really coool” ma non è così. Sebbene ripetano all’infinito non ci siano commissioni, vi addebitano il 30% dell’importo richiesto per la carta e quei soldi non li rivedete più).

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Arrivate in piazza Jemaa el Fna, smontando dal taxi, seguiamo un carretto con le nostre valigie che ci portò in un vicolo. “Oddio, chissà dove ci lascia” fu il primo pensiero. Ma nulla fu come sembrava. Ci chiese la famosa mancia (noi gli demmo 20dh=2euro) e la porta del Riad Todra si aprì. In meno di 2 minuti, assaporavamo il nostro primo the alla menta con degli snack fatti in casa, comode comode nella sala relax illuminate dal sole che entrava dai piani alti dell’edificio.

Decidemmo di pagare il soggiorno e ci avviammo a scoprire la città. La piazza ci aspettava con i suoi cavadenti, gli stalli di spremute di frutta fresca, gli incantatatori di serpenti, scimmiette urlanti legate (ahimè) ai loro padroni, donne pronte a disegnarti l’hennè sulle mani lanciandoti kg di glitter, passanti, venditori di orologi tarocchi, asinelli trainanti il mondo.

Estasiate dal fermento, decidemmo di non dar bada alla mappa ed entrare nel souk, questo piccolo grande mondo, questo mercato a cielo aperto: ci facemmo inghiottire dal suo labirinto, un dedalo di viuzze con rare indicazioni sparse, mix di colori, venditori trilingue, esclamazioni di benvenuto in italiano, turisti, lampade bellissime, occhi gentili, cibo sistemato minuziosamente, spezie, dolcetti con sesamo e miele, tessuti, spade, asinelli, donne bardate da veli o meno, arabo incomprensibile, macellazione di polli in bella vista, odori non classificabili, manzi appesi ai ganci con ancora testicoli e coda attaccati, griglie di carne più o meno invitanti, tappeti, vasi e piatti colorati, uomini pronti a trasformarsi in guide in qualsiasi lingua vogliate in cambio di denaro, tuniche con fantasie improponibili (spopola per le donne una veste rossa a pois neri a mò di coccinella o il leopardato va anche alla grande), scooter a velocità improponibile (pay attention!), erboristerie dove vi faranno annusare tutto e di più se non anche assaggiare il the alla menta (per esempio da Mr Rachid dove abbiamo conosciuto Aziz, un ragazzo berbero cordialissimo che parla italiano e spagnolo, all’Herboriste Murrakus, al Souk Hejama).

Pranzammo sulla terrazza del Cafè des Epices, nel cuore della Medina, a pochi metri dal Nomad, con il sole sulla faccia. Taijin per entrambe, una con pollo, l’altra con verdure.


E poi venne la volta della CONCERIA.

Che manco nella guida c’è.

Vi ricordate la premessa? Non volevo seguire nessuna fantomatica guida. Soprattutto per andare nella zona della conceria, considerato un quartiere pericoloso e sporco. Dove finimmo infatti, seguendo la prima guida che ci accompagnò dal suo amico che ci accompagnò all’altro amico? Esattamente lì.

“No, io non voglio”, dissi.

La Chris “dai non preoccuparti”. Dopo qualche centinaia di metri “oh, non ci sono più turisti in giro”.

“Apposto!”, dissi impanicata dura.

Come condannate al patibolo, seguimmo questo ragazzetto in una stradina da cui proveniva uno sgradevolissimo odore ed aspettammo il nostro destino. Che si trasformò in un omone che ci offrì un mazzetto di menta, iniziando a spiegarci dov’eravamo capitate.

Tempo 1 secondo e le mie narici inspiravano menta, strabuzzando gli occhi nel vedere:

  • Pozzanghere maleodoranti sotto i piedi
  • Uomini immersi fino a metà coscia in POZZE di CACCA DI PICCIONE che serve ad ammorbidire le pelli
  • Pelli di animali sgocciolanti ed ammucchiate sul sentiero

In tutto questo la Chris se ne uscì dicendo “che puzza!”, mentre il suo mazzetto di menta era stato inserito in borsa, pensandolo un omaggio floreale. AHAHAHAHAHAHAHHAHAHAHAHAAHA.

Ad una certa, alla vista di turisti sventurati come noi, decidemmo di fare dietrofront (dopo un’occhiataccia dell’omone alla vista di una mancia di soli 40dh=4 euro. Una telefonata a lui, ci salvò) e rientrare nel souk per comprare dopo la prima negoziazione della mia vita, due bowl d’ottone lavorate a mano per illuminare i nostri soggiorni (pagate 35 euro a testa) e dei cioccolatini al sesamo strabuoni. Successivamente ci incamminammo verso la Moschea Koutoubia ed al giardino sottostante, oltre alla Ben Youssef Medersa (entrata a 50dh), grazie al Nokia Lumia che al contrario dell’Iphone, consente l’utilizzo delle mappe in modalità offline.

La Koutoubia Mosque è un minareto alto 69 metri costruito nel 1189. La sua altezza è diventata lo standard per ogni moschea in Marocco. Fu costruita due volte in quanto la prima, venne erroneamente non posizionata verso la Mecca. La seconda volta quindi venne costruita sulla già esistente Almoravid Mosque ed il suo nome deriva dalla parola araba “koutoubiyyin” (librerie); bancarelle di libri quindi solitamente sono posizionate alla sua base. Come di norma, solo i musulmani vi posso entrare e tutti gli altri possono solo immaginare cosa possiede al suo interno. Una cosa è certa: la torre ha 6 stanze, una sopra l’altra. Durante i 5 turni di preghiera, il canto che raccoglie i fedeli, risuona nei giardini posti nelle vicinanze.

La Ben Youssef Medersa è invece la scuola coranica più grande del Marocco. Le sue più antiche origini sono legate al 14°secolo ma è stata ricostruita dai Saadiani, nel 1565. Rimase solo scuola inaccessibile se non ai suoi studenti fino al  1960 e venne aperta al pubblico solo nel 1982. Dopo una miriade di fotine, uscimmo e ci incamminammo verso il giardino sotto la Moschea.


Nemmeno il tempo di goderci il caldo invernale (22gradi minimo) ed un cioccolatino al sesamo comprato al souk e rientravamo nella bolgia che ci riportava in piazza. Da lì, cercammo una terrazza da dove ammirare il tramonto e bere un ottimo the alla menta con dei pasticcini per me ed una salsa di pomodoro e cipolla per la Chris (la scelta fu da Chez Chegrouni)

Dopo mille fotine al bellissimo tramonto, la giornata non era ancora finita. Rientrammo dopo ore al Riad per sistemare la valigia in camera ed uscimmo nuovamente. Ci fermammo in un localino che avevamo visto molto frequentato vicino al nostro Riad (Chez Bahia) con un anziano signore che riempiva il cuore dalla bontà che ispirava ed optammo per una zuppa berbera con non so bene cosa dentro ed un cous cous con olio di argan (per me) ed un cous cous all’agnello per la Chris. Tutto ottimo.

Per finire in bellezza, ritornammo in piazza e ci fermammo al Kessabine Cafè per bere l’ultimo ottimo the alla menta marocchino della giornata.

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