48 ore in un’inaspettata Marrakech – giorno 2

Il giorno dopo era necessaria un po’ più di cultura, quindi ci appropinquammo verso la Città Vecchia. Ci aspettavano:

  • Le tombe saadiane: le 66 tombe dell’impero saadiano durato dal 1554 al 1659 sono distribuite in due edifici con camere separate tra i Re e le Regine con i figlioli ed altre piccole stanze per i loro servitori. Queste famiglie avevano un vorace appetito per l’oro che usavano in abbondanza per i loro palazzi e pavillon dei loro giardini. E lo utilizzarono anche per le loro tombe. Lo si può notare nella (principale) Hall delle 12 colonne, con tombe di marmo su un glorioso pavimento mosaicato.

  • Palais de la Bahia: l’edificio più intatto della città, trasuda grandezza imperiale. Venne costruito in due differenti periodi. Il primo committente fu il Gran Visir (il Capo del Consiglio) Si Moussa che controllò la costruzione dal 1859 al 1873, con l’obiettivo di creare la più straordinaria residenza di tutti i tempi. Dopo la sua morte, il palazzo venne continuato dal figlio Ba Ahmed che si fece aiutare da un architetto andaluso che implementò gli spazi creando corti interne ed archi fino al 1900. Alla fine, ci sono 160 stanze decorate con acri di intarsiamenti sulle pareti, soffitti di cedro dipinti ed intarsiati con foglie d’oro. L’harem in particolare, è uno spazio esuberante dove strisce vivaci e motivi floreali si scontrano.

 

  • Palais El Badi: in passato, fu un opulento complesso commissionato da Ahmed El Mansour nel 1578 che assunse artigiani provenienti da tutto lo stato ed importò circa 50 tonnellate di marmo per i suoi lavori di costruzione. Gli interni del palazzo divennero leggendari, finché non vennero saccheggiati da un tale Moulay Ismail per completare la propria residenza a Meknes. Quel che rimane sono rovine che rendono il Palazzo quasi spettrale, di base bastioni di un rosa scuro bucherellato ed un aranceto interrato.

  • Palais Royal: che non si può vedere ed anzi, venite allontanati a male gesta, da lontano. E’ anche conosciuto come Dar El-Makzen. Storicamente è stato uno dei palazzi di proprietà del re del Marocco ed ora è di proprietà privata di un uomo d’affari francese.

Tornando indietro da quest’ultimo, con l’intento di tornare in piazza per prendere il taxi e dirigerci verso il Jardin de Majorelle, (entrata 50dh), ci fermammo a chiacchierare con un signore in bicicletta che come i suoi concittadini ci teneva a darci il benvenuto in città.

Parlava un inglese sciolto, così si presentò: Abdul, 39 anni (portati malissimo), giardiniere berbero. Ci descrisse la differenza tra berberi ed arabi (il colore degli occhi dice tutto: neri per gli arabi, marroni/azzurri/verdi per i berberi) ed il loro estinto rancore l’uno per gli altri. Ci disse che per conoscere veramente i locals, bisognava parlare con loro ed entrare nelle loro case.

Quindi io che pensai, aguzzando gli occhi? Ovviamente di farmi invitare a casa sua! (Dopo l’assenza delle concerie, anche questa grande idea di entrare in casa di sconosciuti, non è chiaramente dettato dalle guide internazionali – da qui il pensiero mio e della Chris di creare una guida con altri consigli.. “La guida di ZamPet®” è il nome scelto. Vi piace??)

La Chris strabuzzò gli occhi verso di me con il chiaro pensiero “ma sei matta?” ma ormai Abdul ci stava accompagnando verso casa sua ed io cerca di tranquillizzarla con un “ma si, tranquilla, fidiamoci!”.

 

Entrammo quindi in casa sua dove ci fece conoscere la madre ed il fratello che parlavano amabilmente in cucina. Abdul ci accompagnò nel soggiorno-camera matrimoniale, accese la radio per farci ascoltare musica americana, ci invitò ad accomodarci ed a sentirci a casa nostra. Intanto chiese alla madre di prepararci del the alla menta.

L’avevo vista giusta.

Da lì si scatenò la mia verve da giornalista professionista mancata e gli chiesi quanto più potevo della cultura musulmana di cui non avevo alba. Così scoprimmo che l’imam in realtà NON CANTA per invitare i fedeli a pregare ma solo parla gorgeggiando dice parole tipo “Maometto è grande, venite tutti a rispettarlo e venite a pregare per lui”. E le preghiere sono 5 ogni giorno: la prima alle 4 di mattina, alle 12, alle 15, alle 18 ed alle 19. Durano un’ora ciascuna. Di politica non si è voluto esprimere. Sulla moglie, lei può uscire ma non va a lavoro, resta a casa con la mamma di lui a tener i figli.

Dopo aver bevuto il the, ci portò al mercato del quartiere per farci prendere il vero the alla menta berbero e dopo avergli elargito 40dh, lo salutammo augurandogli buona vita.

Poco più in là, prendemmo un taxi, negoziando il tragitto per i giardini Majorelle da 70 a 35dh (3.50euro).

Il Jardin Majorelle di Marrakech è uno dei siti più visitati in Marocco. Lo fece nascere il pittore francese Jacques Majorelle (1886-1962). Nel 1980 Yves Saint Laurent e Pierre Bergé acquistarono il Jardin Majorelle  salvandolo da un progetto immobiliare che l’avrebbe fatto diventare un complesso alberghiero. I nuovi proprietari decisero quindi di vivere nella Villa Bou Saf Saf, ribattezzata Villa Oasis, e intrapresero il restauro del giardino, al fine di “rendere il Jardin Majorelle il più bel giardino di Marrakech” – rispettando la visione di Jacques.

Riprendemmo il taxi pagandolo 30dh e scegliemmo di attentare i nostri anticorpi, scegliendo di pranzare in un localino vista strada trafficata, con gatto malconcio ai nostri piedi, tovagliolo di carta 1mm, coltello con macchie sconosciute. Nonostante ciò, mangiammo pane, olive, salsine, polpettine e salsiccette speziate e sopravvivemmo.

Ritornammo verso il souk per cercare la nostra voluta esperienza: provare l’hammam.

Dopo esserci fatte rimbalzare da due consigliati da due blogger poiché fully booked, tornammo all’interno delle viuzze e ci facemmo trasportare dall’ispirazione. Finimmo nelle tanneries. Dove vengono dipinti i tessuti. Iniziò a diluviare e per passare il tempo, iniziammo a provare pashmine. Ne comprammo due a testa e bardate come due tuareg per sconfiggere la pioggia, tornammo verso il Riad.

Il tempo di dissetarci di the alla menta per uscire nuovamente e farci accompagnare dall’owner del Riad, all’Hammam convenzionato. Scegliemmo hammam+massaggio per 250dh (25euro) e dopo un rilassante massaggio, ci trovammo tettine al vento in una sala calda con piastrelline azzurre dove la forzuta donna ci grattò via la pelle morta (circa 3 strati a bracciate vigorose) prendendoci poi a secchiate di acqua calda dalla testa ai piedi per risciacquare tra l’altro il famoso sapone nero spalmato sulle nostre pelli. Anche i capelli vennero lavati alla bell’e’meglio. E oplà, venimmo fatte uscire a gesti fino alla sala dove avevamo lasciato i nostri averi. La ragazzona ci seguì e ci fissò per tutto il tempo della vestizione. Ancora ci chiediamo il perché. Voleva soldi? Voleva vederci nude di nuovo? Bah!

Uscite da quest’esperienza semi rilassante, ci recammo da Nomad, un ristorante sul famoso andante di Marrakesh. Propone cucina marocchina rielaborata. Ma la fame era poca quindi io presi un hamburger con agnello speziato, melanzane, cipolla caramellata e mayo harissa. Ne mangiai un quarto e ce ne andammo. Avevamo bisogno di chiacchiere e di un bel the alla menta, l’ultimo di questo weekend.

Scegliemmo l’Aqua, con la vista della piazza sotto la pioggia battente.

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  • ///////அந்திய மூலதனம் காரணம் என்று யார் எப்போ எங்க சொன்னாங்க, அப்படி சொல்லியிருந்தா அதுல என்ன தப்புன்னு விளக்குங்க? /////////அதுல என்ன தப்புன்னு என்னோட கேள்விக்கு என்ன பதில்?இரண்டு மாதத்துக்கு முன்னால் காஷ்மீர் போராட்டத்தை பற்றி ராம் காமேஷ்வரனுடனான விவாதத்தை வேலை பளுவின் காரண்மாக தொடர முடியாமல் போனதற்கு மன்னிப்பு ௯¤à¯†à®°à®¿à®µà®¿à®¤à¯à®¤àக்கொள்கிறஇன். இதை இங்கே ஏன் சொல்கிறேன் என்றால் அதன் பிறகு மறுமொழியிட சந்தர்ப்பம் கிடைத்தது தற்போதுதான். அவர் விரும்பினால் அந்த விவாதத்தை இங்கேயே கூட தொடரலாம்.

  • Ohje, das Versmaß hinkt dermaßen, dass es einem die Schuhe auszieht. Aber der Adventskalender ist ne geile Idee und ich bin gespannt auf morgen.

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