Due settimane a New York

Questo è il mese che ricorda il mio primo viaggio a New York (ce ne saranno altri in futuro, chissà?).  il 23 dicembre 2009, ero in viaggio. Destinazione: New York, USA.

Al solito, avevo preso la palla al balzo, considerando il fatto ci fosse mio cugino a studiare alla Columbia e sarebbe stata una gran cosa, star da lui per due settimane. E così feci. Arrivai a Newark Internation Airport, vidi Stefano ch’era in forse nel venirmi a prendere (causando in me non poco panico da “omiodioarrivoanyesonosoladevoprenderelametrocomefaròomiodio”), feci il sospiro di sollievo e salimmo sul treno direzione 86esima Upper west side!

Il tour di due settimane, incluse: Statua della Libertà, Times Square, giri a random, tutte le Avenue possibili, il Toro di Wall Street, Abercrombie and Fitch, Love Sculpture, edificio dell’Onu, Empire State Building, puntatina ad Harlem e Brooklyn attraversando il ponte, M&M’s world, Guggenheim da fuori, Central Park da fuori, Flatiron Building, Grand Central Station, Washington Square Park, Rockefeller Center con abete e pista di pattinaggio annessa, Chrisler Building visto da sotto, un morso al pastrami di Katz’s Delicatessen.

Emozioni: ohh le macchine americaneee! Oh come nei film! Ohh le case con i gradiniiiii! Oh ma dai davvero la gente vive sottoterra (nei basement)? Ohhh parlano americanooo che bello! Ohh i marciapiedi americani! Ohh la tua casa! O i campetti di basket nei quartieri! Ohhh i poliziotti a cavallo in giro per il quartiere! Ohhhh il fumo dai tombini! Ohhh il diner, uhhhhh il porta ketchup e maioneseeee..ma daaaaaiii le sedute di pelle come nei film!!

Ohhh che bello, la notte insonne per via del jet lag. Sgrunf.

E così passò il 23 dicembre.

24/12

Il giorno dopo Stefano mi accompagnò alla Statua della Libertà su Liberty Island.

Famoso monumento, fu regalo fatto dalla Francia agli Stati Uniti per il centenario dalla Guerra d’Indipendenza. E’ riconosciuta universalmente quale simbolo di libertà e democrazia. Un sacco di controlli e poi via con il traghetto per Ellie Island da Battery Park. Il costo totale del biglietto è di $5,00 pagabili tramite la Metrocard (metodo più semplice per girare NY con card ricaricabile che può contenere l’abbonamento o un tot credito). Il tempo di percorrenza è di circa 20 minuti.

Allora, non si poteva salire sulla statua, quindi facemmo un giro tutt’attorno, scattammo due foto e tornammo indietro. Da lì, rinavigammo verso Manhattan, per poi girare a random.

25/12

Ed arrivò Natale.

E si arrivò a Times Square: uno dei maggiori incroci di Manhattan, all’intersezione tra Broadway e la Seventh Avenue, si estende dalla West 42nd Street alla West 47th Street.

Pubblicità, spot, luci a giorno. E la scalinata rossa, teatro del video musicale di Jay-Z ed Alicia Keys “Empire State of Mind” che casualità, diventò il mio soundtrack della mia vacanza nella Grande Mela! – peccato che youtube non mi faccia inserire il video originale..SOB!!!

E venne ora di andare alla cena di Natale in un appartamentino con vista Harlem, con un un paio di colleghi della Columbia, quattro chiacchiere molto aiutate dal vocabolario cartaceo e dal traduttore-simultaneo-Stefano, cibo marocchino, turco, francese, italiano.. ed il tronchetto di Natale. Su questo tronchetto bisogna spendere due parole. Di per sé, era molto bello. Ma prima di arrivarci, è necessario descrivere l’iter che è servito, per assaggiarlo.

Innanzitutto, ci stava aspettando ad Harlem.

Harlem si trova sull’alta Manhattan (immaginatevi la cartina.. è su, oltre a Central Park e confina con il Bronx – che non è famosa per essere una bella zona). E così mi fu spiegata da Stefano “arriviamo, guarda basso, passo svelto”. Ottimo. In metro, nessuno. Scendemmo e, nemmeno il tempo di fare il primo metro, che sbucò una pantegana (ratto) lunga come il mio braccio. Tirai un urlo che manco Tarzan, mi appesi al braccio di Stefano e ci dicemmo: “benvenuti ad Harlem!”.

Passi lunghi e ben distesi, popolazione nera nerissima ed ultimo avvertimento confortante di Stefano “mi hanno detto che se sei l’unico bianco in un quartiere di soli neri, ad Harlem, non è il massimo.” Grazie eh! Arrivammo ad un condominio “ouch, non mi ricordo il numero di appartamento, ok mi pare questo”. Dlin dlon. Vocione di donna ed una frase con 12 “fuck” di contorno. Ok sbagliato. Neext. Alla prossima, salimmo e conobbi Silvia (italiana), il suo moroso francese David ed un’altra coppia (lui turco e lei marocchina). Un Natale decisamente multietnico!

26/12

Day next: altri giri a random. Onu. Grattacieli. Rockefeller con l’albero e la pista di pattinaggio. Wall street ed il toro. Little Italy e Chinatown. Trovammo la casa dei Ghostbusters che di base è una stazione dei vigili del fuoco..(un caso?) e Stefano ne rimase affascinato come un bambino. Arrivammo da Katz’s Delicatessen (un’istituzione, dal 1888) dove Stefano voleva farmi assaggiare assolutamente il pastrami (punta di petto di manzo marinata dalle 2 alle 4 settimane, speziata con cipolla, aglio, coriandolo e pepe, affumicata poi bollita poi messa a vapore. Infine tagliata e messa tra fette di pane di segale senape e cetriolini.)

pastrami

Dopo due morsi mi accorsi che non era di mio gradimento. Lo lasciai sopra un muretto, sperando di far cosa gradita al barbone che mi stava guardando dall’altra parte della strada.

27/12

Altri giri a random. Finchè..

Stefano  mi disse “oh Ire, io devo tornare a casa a studiare ma tu, puoi continuare. Tieni questa è la mappa della città e questa della metro, hai visto no, ce la fai? Scendo alla prossima”. Sgomento. Panico. Terrore. Confusione mentale. Sbigottimento ma soprattutto SMARRIMENTO. No, io non avevo visto. Io avevo seguito come una pecorella senza badare a nessun segnale, a nulla di nulla. Non sapevo dove fossimo né dove stavamo andando. Tornare a casa? Da sola? Come??

“Si, si, tranquillo, ce la faccio, grazie, ciao”. Cercando di trattenermi dall’aggrapparmi alla sua gamba per non lasciarmi sola, tirai un sospirone, raddrizzai le orecchie, cercai di capire dove fossi e continuai la corsa. (Mi sentii troppo sgaia!!). Riuscii addirittura ad arrivare all’Empire, prenotare la visita al “Top of the Rock” per la bellezza di 34 dollari, farmi un giro sulla 5th sgomitando per semplicemente camminare sul marciapiede largo sei metri, tornare all’Empire, fare una fila interminabile:

  • Per arrivare nel gruppo preposto
  • Per seguire il gruppo nel corridoio
  • Per superare il corridoio ed arrivare davanti all’ascensore
  • Per aspettare il turno dell’ascensore
  • Per arrivare all’atrio del piano
  • Per prendere le scale mobili e salire al The Top

E fare millemila fotografie del paesaggio fino all’imbrunire. Yeah!

28/12

La mattina mi svegliai, guardai su Internet cosa sarei potuta andare a visitare e partii. Ormai avevo preso il via e Stefano restava a casa direttamente a studiare. Capii che la metro di NY era facile da capire: o si va su (up) o si va giù (down) e poi c’è il local (che fa tutte le fermate) o l’express (che salta alcune). That’s it!

metro-usa

Quel giorno arrivai anche al Guggenheim alle 6.55pm. Peccato chiudesse 5 minuti più tardi. E ciaone!!

29/12

…Going randomly.. Tornai nuovamente dal toro perchè la prima volta non ero riuscita a fare una foto (batteria scarica), tornai su strade sconosciute, vidi palloncini tra rami di alberi, grattacieli, neve, negozi e parchi. Mi diressi da M&M’s world, comprando un kg di pastiglie di cioccolato prima di fermarmi in un negozio di souvenir dove comprai una felpa con scritto “I LOVE NY”. Sarebbe stato veramente cool se in quell’anno non ci fosse stata in Italia la moda di FixDesign che vendeva proprio le maglie con scritto “I LOVE NY”. Quando tornai, nessuno fece caso alla mia super maglia verde che io avevo così orgogliosamente preso a Times Square. Sob!!!

Almeno riuscii a trovare la LOVE Sculpture: di base un’enorme scritta rossa a lettere maiuscole, disposte a formare un quadrato, con la O messa in obliquo. Fondamentalmente una delle opere più famose della Pop Art! La trovate tra la Sixth Avenue e la W 55th Street!

love

30/12

Visitai la Public Library, leggendo questa chicca: “a good book is the precious lifeblood of a master spirit, imbalm’d and treafur’d up on purpose to a life beyond life”, andai al Chrisler Building ammirandolo dalla sua base, vidi il Flatiron Building (ora vicinissimo ad Eataly), entrai alla Grand Central Station (dove mi piace pensare che l’anno dopo fu teatro di uno stupendevole flash mob – che non si trova su youtube, uffff!!!), continuai a girare a random.

31/12

Pranzo a casa e preparazione per uno dei capodanni indimenticabili di questo post.

01/01

La mattina mi svegliai presto (alla fine alle 2am eravamo già a letto..) e decisi di andare a Brooklyn, passeggiando amabilmente sul ponte. All’arrivo dall’altra parte sorse un problema: come fare ad andare in giro per il quartiere, non avendo la mappa? Io, col senno di poi sarei ovviamente andata in perlustrazione anche senza mappa.. magari avrei trovato una libreria o un’edicola. Col senno di allora, presi la metro attaccata e tornai a Manhattan. Grosssssso errooooore!!!!

La sera, provammo l’ebrezza di giocare a bowling al famoso “The Bowlmor Lanes bowling“, meta di famosissssimi VIP (che io quella sera non vidi). Come funziona? Ti presenti, prenoti la pista LASCIANDO LA CARTA DI CREDITO (panico!), vai a mangiarti un burger per cena (sempre li), ti chiamano, prendi le scarpine e vai.

02/01

Ultimo giorno prima di tornare a casa. Idealmente l’idea era quella di fare un ultimo giro in centro e poi andare a Central Park, finalmente. Cosa successe invece? Durante il tragitto verso il parco mi fermai a comprare delle cartoline (allora ero un’accanita ricercatrice ed estimatrice della cartolina, quale regalo fondamentale da spedire agli amici) e trovai casualità pure una Posta. C’erano circa 12 persone in fila e mi convinsi di esser stata fortunata.

Mi sbagliavo.

Persi 4 ore della mia vita lì, uscii dalla posta che era già buio e mi apprestai ad andare verso Central Park. Attraversai il marciapiede e mi venne il dubbio non fosse stata una grandissima idea. Scrissi a Stefano che mi reguardì a non entrarci.

E così finì la mia vacanza a New York.

 

 

 

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