#Copenhagen2016 – parte 2

Torna alla prima parte!

Piccole riflessioni:

  • Qui hanno tutti la bronchite fissa, dai bimbi agli anziani. Curatevi gente!
  • Ho capito una cosa: dalla stazione al canale più famoso, il passo è breve. Si fa la pedonale che parte sotto il Radhus dove c’è il raduno dei barboni con marche di vestiti abbastanza inutili, fino ad arrivare alla zona ricca con Gucci and Co.
  • Ci sono tre tipi diversi di uomini a Copenhagen: i primi sono alti e smilzissimi, i secondi sono bassi e tracagnotti, i terzi (che piacciono a me) sono la giusta via di mezzo chiaramente già sposata con figli.
  • Qui la cioccolata calda non la sanno fare densa.
  • Una cosa bellissima di Copenhagen (o della Danimarca o del Nord Europa) è che qui tutti parlano un inglese perfetto. Li stimo tanto.
  • Il Museo di arte contemporanea di Charlottenborg chiude alle 17 la domenica. Interessante è stato scoprirlo alle 16.50. E lunedì è chiusa. (E martedì io parto).
  • Cosa si fa qui la domenica? Si passeggia, si mangia, si gira nel canale, ci si beve un caffè, si va nei musei, si fa shopping nei pochi negozi aperti, si mangia, si va a dormire.
  • Assolutamente da ricordare: le biciclette. Ce ne sono taante, milioni di milioooni (come le stelle). E sfrecciano. E sono silenziosissime. E non suonano se non ti hanno già messo la ruota in testa. Quindi attenti quando scendete dal marciapiede perché la pista ciclabile è più bassa di 3 cm (quindi non vi accorgerete di esserci sopra) ma i ciclisti saranno lì in agguato e vi investiranno facilmente.
  • La dieta questa sconosciuta. Tutto buono qui, dal dolce al salato. Food experience dicevano. Ora capisco il perché!
  • Stimo i danesi anche perché si siedono sul wc. Mai avessi trovato goccine sulla tazza. Quindi loro si siedono!! Come è giusto che sia!! Perché gli altri europei si ostinano a stare sulle punte e non poggiare il culetto?? Sicuramente sarebbe un mondo migliore!

19.12

Direzione Christianborg slot, anche detto Palazzo Reale di Copenaghen, oggi sede del parlamento danese e degli uffici del primo ministro e della suprema corte di Danimarca. Solo. Il bello è aver scoperto di esserci passata con il Free Walking Tour ma datogli le spalle e non approfondito.

Insomma, visto statue e cavalli reali tenuti all’addiaccio ma con copertina reale violacea, all’esterno delle Stalle reali (ovviamente chiuse il lunedì). Attraversata la strada, mi diressi verso la nuova versione della Biblioteca Reale (la più grande d’Europa) dove scelsi di prendere una cioccolata calda ristoratrice (tempo di preparazione da parte della barista, circa 9 minuti. Nessuno si scompose per la lentezza, nonostante una fila che finisse 12 metri più in là. Tanta stima ai danesi).

Vista la vicinanza, decisi di attraversare il ponte di Knippelbro e salire sulla torre della Vor Freiser Kirche (circa 400 scalini per raggiungerla). Ovviamente era chiusa fino a febbraio. Il solito culo. Scattai giusto due foto e mi diressi verso l’irriverente Christiania.

Chi non sa che si aspetta, si trova davanti una comunità che è lontana mille anni luce dal modello precisino della capitale danese. E’ una comune che si autogestisce, che spaccia marijuana sotto la luce del sole in Pusher street, che viene visitata dai turisti a cui è vietato fare foto, dove la polizia non ci mette piede, dove regna il disordine pazzo, l’odore di canna fisso, il murales onnipresente. Ed è una specie di labirinto tra capannoni e case messe su alla bell’e’meglio, tra un quartiere “normale” con asilo a 100 metri ed il fiume.

Uscita grazie a gmaps (giuro) e mi recai a piedi prima sulla Jægersborggade (una via hipster con bei caffè e negozietti) per assaporare l’ennesima cioccolata calda e poi da Nana (una ragazza danese trovata su CS) che mi offrì uno smoothie, una puntata streaming di The OA ed un posto sul suo divano letto poiché preoccupata fosse tardi per attraversare la città e tornare in ostello. Che carinaaaa!

E finì così la mia visita a Copenhagen.

Cosa mi piace di questa città?
La gente qui è rilassata. Anche in stazione, luogo di ansia e ritardo per antonomasia, la gente cammina tranquilla e sorride. Qui la gente si fida: dai bambini che escono da scuola a 6 anni e prendono il treno da soli, alle mamme che lasciano i bimbi nei passeggini fuori da caffè e negozi (per comodità e per temprarli al freddo, so), a gente che lascia cellulari e borse sul tavolo, andando in bagno. Solo la bici viene lucchettata. Qui la gente è cordiale e se la guardi, ti sorride. Qui tutti parlano inglese perché sanno che la loro lingua non è universale. Qui si mangia veramente bene e ne hanno di fantasia se si sono inventati la New Nordic Cuisine. Qui si godono la vita, tra buoni ristoranti, design pratico, caffè ogni 100 metri. Mi piace perché nessuno è sospettoso e non si ha il dubbio che il prossimo ti voglia fregare. I tornelli nella metro, non ci sono per esempio, eppure tutti pagano il biglietto. In Italia non lo farebbe nessuno (o almeno una buona parte farebbe il furbetto).
Insomma, peccato per il freddo e l’inverno che dura un’eternità. Perché questa città merita parecchio!

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  • I think a solid set of core rules, then add any scenario specific rules as reirqued. Else you will go the ASL route with the endless rule book. You could put up an online section for regional specific rules. That way you will have a common source for all specific rules.

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