#Copenhagen2016 – parte 1

A Copenhagen ci volevo andare da tempo immemore. Da quando avevo l’abbonamento al Cosmopolitan, ai tempi delle superiori, e mi illuminavo d’immenso quando leggevo un articolo di viaggio su questa città. Al solito, mi ero immaginata fosse una delle città da vedere assolutamente perché sicuramente mi sarebbe piaciuta. Avevo ragione.

Prenotai l’aereo a metà novembre, decidendo la data d’arrivo con Federica, una ragazza mai vista e conosciuta su CS l’anno prima. Dovevo incontrarla a Bologna poi mi feci male, a Bologna non ci andai più e seppi della sua trasferta a Copenhagen per l’Erasmus. Quale occasione migliore per incontrarla?

Raggruppai tutte le guide che mi ero comprata negli anni (3 per l’esattezza), iniziai a scartabellare blog, scrissi anche all’Ente Turistico della Danimarca per avere la sponsorizzazione (non avuta per mancanza di fondi) e mi feci un piccolo plan. Includeva Roskilde e Malmo, in Svezia.

Ma iniziamo da capo. Partii da Venezia il 16 dicembre 2016 ed arrivai a Copenhagen tra una ronfata ed un morso al sandwich con il formaggio di mucca svedese (questo sembrava dall’immagine del packaging). Scesi dall’aereo, seguii la massa ed arrivai agli arrivi. Mi accolsero circa 150 persone sorridenti tra bimbi biondi sbandieranti piccole bandierine svedesi. Ovviamente non erano per me ma un benvenuto così non l’avevo mai provato, quindi W LA DANIMARCA!

Dall’uscita degli arrivi alla stazione, il passo è breve: circa 20 metri per arrivare a due uscite (una per la Svezia, l’altra per la Danimarca). Scelsi ovviamente la seconda, prendendo il biglietto 10 metri prima alle macchinette automatiche e scesi verso la stazione sotterranea. Mi accolse il gelo fotonico ed un treno arrivato “on time”, al costo di 36dkk (quasi 5 euro) per una percorrenza di 14 minuti fino alla Central Station (anche detta Kobenhavn H).

Cambiai i soldi da Forex (conviene cambiarli qui che in aeroporto!!) una serie di sportelli gialli che trovate davanti alla pasticceria Lagkagehuset (dove, dopo aver fatto la fila come dal macellaio con il numerino in mano, lascerete un rene per pagare una small choco hot ed un dolcetto – 50 dkk = 6.72 Euro!!!).

Da lì, leggera come una piuma, feci 50 metri ed arrivai ad un super hostel di design detto Urban House, scelto per:

  • La vicinanza al centro
  • L’intenzione di farmi nuovi amici
  • La volontà di non perdere l’altro rene per pagare 4 notti in città

Sul primo punto, ci vidi giusto. Sul terzo anche. Sul secondo….mmmhhh…vi dico solo che appena arrivata in camera (dopo aver fatto check-in da sola su un display all’entrata), il mio letto era occupato da una ragazza dormiente. Nei successivi due giorni rimase sul mio letto in hangover e vi scese qualche volta solo per fare la pipì. Altre conoscenze in hostel manco le feci perché in camera si susseguirono: un’irlandese sbronza un giorno si e l’altro anche, una giapponese sulla 50ina che sferruzzava a maglia tutta la sera e stop.

Insomma, appena lasciata la borsa sul letto della ragazza in hangover, andai alla ricerca a random di un ristorante che mi ispirasse. Percorsi tutta la Halmtorvet ed alla fine scelsi di dirigermi verso il Meatpacking district, una zona di ristoranti un po’ hipster in ex macellerie e locali industriali. Sulla mia super guida, sfavillava Fleisch, un’ex macelleria diventata ristorante di sola carne (ciao vegans!). Senza prenotazione mi avvicinai alla cassa ed in men che non si dica, riuscirono a piazzarmi sul bancone di coccio vista cucina! TOP!! Scelsi di non badare a spese (quindi persi un rene) ma mi accorsi di avere 3 stomaci da quanto mangiai: una chicken sauce che poteva sembrare patè, pane nero con burro salato, tartara di manzo con chips e cetriolini sott’aceto servita su un osso di qualche animale preistorico, controfiletto (da 295DKK = 35 EURO) da 350 grammi (giuro che non so come sono riuscita a finirlo) accompagnato da un purè spaziale ed un’insalatina di radicchio rosso, cavolo e pomodorino sottosale. Ottima cottura, gusti pazzeschi. Chef gentili e sorridenti mentre mi chiedevano se stava andando tutto bene, se ero soddisfatta, se volevo altro pane, se volevo altri assaggini. (Scoprii successivamente che, poiché facevo foto a tutt’andare, pensavano fossi una chef e volevano farci bella figura..manco mal!). Per finire in bellezza ed uscire rotolando, decisi di prendere anche il dessert. Scelsi un rice pudding con mandorle e sciroppo di ciliegie (tipico piatto natalizio) e manco finito, mi arrivò il secondo dessert (omaggio): choco pie with choco sauce. La morte mia.

Conto finale? 82 euro di cui 10 di mancia decisa da me perché la cameriera che mi aveva servito era di Sydney ed era stata tanto caruccia. Peccato che non mi ero resa conto di star a darle così tanti danari. True story.

Per cercare poi di digerire il tutto (compreso il conto), scelsi di passeggiare a random, attraversare la stazione ferroviaria, arrivare fin davanti al Radhuset, iniziare la via pedonale Farvergade Kompagnistraede. Essendo però freddino, per evitare una sincope unita ad indigestione, scelsi di circumnavigare il Tivoli e ri-appropinquarmi all’hostel.

17.12

Il giorno dopo decisi ch’era ora di Free Walking Tour. Arrivai alle 10.45 davanti al Radhuset (luogo d’incontro), ci misi il naso dentro scoprendo la celebrazione di un matrimonio, uscii e mi presentai alle guide. Obiettivo di quella giornata era: scoprire la città e farmi nuove conoscenze. Risultato raggiunto: Mona di Berlino e Can di Istanbul. Giuro, non ci sono implicazioni comiche sotto. Girammo nella zona pedonale in centro, scorgemmo il Christiansborg Slot, finimmo davanti al Museo d’arte contemporanea di Charlottenborg, girammo attorno al canale più famoso di Copenhagen di Nyhavn, ci affacciammo al Yderhavnen per vedere l’Opera tra la nebbia, ci congelammo, facemmo un sacco di foto. Finché non mi fermai a parlare con Can, perdemmo il gruppo davanti alla Residenza Reale (Amalienborg), persi anche Mona (sob!) e da lì decidemmo di proseguire all’infinito ed oltre.

Come prima cosa, decidemmo di entrare nella Marmorkirken per scaldarci un po’. Appena ripresa una temperatura corporea umana, uscimmo per dirigerci a vedere la famosissima Sirenetta, non tralasciando il Kastellet che percorremmo in lungo ed in largo prima di scoprire che aveva una sola entrata ed uscita, e noi l’avevamo già superata.

Dopo aver visto la Sirenetta ed esser quasi svolati entrambi sulle pietre lisce e bagnate sotto di essa, tornammo indietro con l’obiettivo di incontrare Anja (una ragazza di Stuttgart, trovata su CS) da Smushi, un caffè raffinato, di design, con un menu fusion ma anche tradizionale con pasticcini e the rinomati; lo si trova nel cortile interno del palazzo della Royal Copenhagen, sulla Amagertorv Stroget. Dopo Anja e dopo aver pagato 36 euro (274 dkk) per 1 caffè, 2 hot choco e 2 pasticcini, arrivò la tanto sospirata Federica con cui andai a fare un giro per il Christmas Market li vicino, apprestandoci a mangiare un tipico panino: crusty salty pork con cetriolini, mayo e cipolla caramellata. Per finire in bellezza, hot choco e palline fritte con cherry sauce.

Riempita come un bufalotto, ritornai da Can giusto per accompagnarlo in stazione (se ne andava in Germania la sera stessa) e tornai in hostel stanca e soddisfatta.

18.12

Il giorno dopo c’era in ballo: Malmo, Copenhagen e Roskilde. Vinse la terza, per il suo museo delle navi vichinghe.

Presi il treno ed in 30 minuti, arrivai a Roskilde che fa rima con “questo è un paese per vecchi”. Dal viale pedonale subito dopo alla stazione vi è un susseguirsi di tristi negozi di abbigliamento over 70, caffè e farmacie. Poi scorgi dei bambini e viri su “questo è un paese per vecchi e bambini”. Insomma, è una cittadina tranquilla per chi vuole vivere tranquillo. E’ un paese modesto, ex punto strategico dell’era vichinga. Ci sono tanti scorci che meritano, appena giunti alla piazza del Duomo. Impossibile perdersi. Per quel poco di spazio che occupa il centro, se così si può definire, ci sono le indicazioni ogni tot metri che vi porteranno dritti dritti al porto. E’ li che troverete il Museo dei Vichinghi.

Anche qui pagherete i vostri bei 85 dkk (11euro) e vi addentrerete nella storia di questo Museo. Venne costruito appositamente per le 5 navi vichinghe trovate a Skuldelev, nel fiordo di Roskilde. Esse vennero deliberatamente affondate intorno all’anno 1000, per proteggere i canali navigabili dagli attacchi nemici via mare. Le navi vennero trovate quasi per caso nel 1962 e da allora, riuscirono a ricostruirle pezzo per pezzo e portarle al Museo, oggi visitabile dal lunedì alla domenica dalle 10 alle 16 e fino alle 17 durante l’estate.

Dopo aver visitato il Museo, mi diressi nell’unico luogo che avevo notato sin da subito: il ristorante Snekken. Nel 2015 vinse il Green Award come uno dei ristoranti più sostenibili della Danimarca. Vuoi che non ci vada? 325 dkk (43euro) per un pranzo che in realtà non mi soddisfò più di tanto. Mangiai herrings (aringhe) con 5 tipi di tapas (formaggio, mostarda, salsina etc) e delle meatballs (che digerii il giorno dopo).

Dopo esser tornata da Roskilde ed aver perso l’occasione di vedere Charlottenborg, mi diressi da Paludan. E’ un caffè con il chiaro obiettivo di combinare l’idea di una libreria antica (non a caso il mobilio è di vecchi tempi) ad un ristoro funzionale. Quindi ci sono i libri (antichi) e c’è un ristorante con un menu danish. Dal 1895. Come funziona? Prendi posto. Vai alla cassa, scorgi il menu (c’è anche la versione inglese, basta cercarla nella pila), ordini, paghi il bere, prendi il numerello del tavolo ed aspetti che arrivi il cibo, dicendo più o meno dove ti sei seduto. I piatti sono belli corposi. L’attesa è breve. I ragazzi son tutti giovani. La clientela è varia. I prezzi sono accessibili (ho ordinato un piatto di 3 formaggi con uva e melone di contorno, pane nero, burro ed una Coca Cola a 68 dkk = 9 euro!!).

Non è finita qui, vai alla parte 2

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  • It's so hard to lose a family member to suicide. A violent way to end a young life. I'm glad we have these awresnaes days. It helps all see the pain of suicide.

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